Giunge qui al termine la storia che il vecchio Zambo andava raccontando, in quel lontano 2002. E come suonano le campane quando il cielo volge al rosso, così il finale degli altri fatti non meno bizzarri che accompagnavano la curiosa vicenda del giovane Longar Flunck di cui si è narrato risuona cristallino nella sera.
Il merito, ahinoi, non poteva prenderselo tutto il vecchio Zambo, ché sarebbe stata da parte sua presunzione. Ecco che allora il nostro prese, a mani basse e senza chiedere il permesso, una bella sonata già famosa da tempo. E dopo Giuseppe Verdi, toccò nientemeno che a Franz Schubert di rivoltarsi nella tomba. La sua "ave Maria", sapientemente risuonata, fu così scelta come epilogo per questa seconda fatica del vecchio Zambo, che così fece trascorrere quel 2002 palindromo.
Il vecchio Zambo, in quel lontano 2002 che ormai si perde nel mito, probabilmente ebbe a che fare con diverse persone: alcune delle quali saranno state attente e premurose, figure amiche; altre, passanti e passatori distratti ed indifferenti; altri ancora, poi, saranno state persone antipatiche, viscide, nemiche. Non che il vecchio Zambo sia stato particolarmente sfortunato in questo, almeno credo: solo che così va la vita.
Dicevo: in quel lontano 2002 che ormai si perde nel mito, il vecchio Zambo si fissò nella mente un particolare tipo di persona viscida e nemica, e ne fece un'immagine nella maniera che già conosci. Si tratta di quel genere di persona che pare divertirsi nel distribuire zizzania, provare diletto nel generare contrasti, trovarsi a suo agio nello scompigliare ciò che ancora non era scompigliato. Il vecchio Zambo decise che genti del genere sarebbero state per sempre etichettate, almeno nell'undicesima e penultima traccia di questo secondo album, come "seminatori di discordia".
Venne la primavera, un tempo. Poi tornò, ma questo è un altro discorso. A primavera, come molti, un ragazzino si divertiva su e giù per i campi, verso la bassa: capiscilo, era appena finita la stagione della nebbia, e allora lui si sentiva contento. Contento come un ragazzino, per lo più, e sfogava la sua gioia correndo di qua e di là, saltando da un campo all'altro. Per questo, il vecchio Zambo un giorno decise di immortalarlo, di farne, come suo solito, musica. Ed ecco da dove viene il pezzo di oggi, che avidamente ascolterai: "saltafossi".
Non so che idea ti sia fatto del vecchio Zambo: personalmente me lo figuro come un essere molto preso dal suo comporre, una specie di ometto con i capelli arruffati che ha moltissime idee, e che trova la maniera, più o meno armonica, di farle sentire anche a chi voglia. E che, per questo, non viva una vita come tutte le altre: anzi, le sue creaturine lo coccolano e lo proteggono, impedendogli di provare dolore ma anche gioia. Ma questo è solo quel che io mi figuro di lui, ché probabilmente il vecchio Zambo in realtà è una persona come tutte le altre, che in più ha solo la passione per lo scrivere musica. Magari una specie di supereroe: in pubblico, uno qualsiasi. Ma davanti al suo computer si trasforma, e tira fuori le sue idee rumorose. Forse si mette anche in maschera. Ecco che ho ripreso a far viaggiare l'immaginazione, ed ho descritto un altro essere mitico che, ragionevolmente, non assomiglia granché al vecchio Zambo.
Che tutte queste fantasticherie siano senza costrutto lo dimostra il fatto che anche il vecchio Zambo, nel lontano 2002, ebbe "una giornataccia", e abbia voluto esorcizzarla nel modo consueto, quello che tu già conosci.