Finì, in quel 2003, anche il terzo viaggio favoleggiante che il vecchio Zambo intraprese in forma più o meno armonica. Terminò un terzo album, questa volta un po' più corto del solito, ma spero ti sia ugualmente piaciuto perderti col nostro, su e giù per terre immaginifiche.
A partire da "una lunga attesa", che già hai conosciuto, e fino ad arrivare a "il tramonto del sole", che oggi ti è proposto, il vecchio Zambo ha inteso raccontarti, a suo modo, un po' di "Storielle Strampalate". Senza un vero e proprio legame di senso, questa volta. Senza una trama più o meno evidente che emergesse di sotto la musica. E ancora, consumato uomo di scena quale è, ti lascerà per un po' in pace, col tempo di rimuginare e metabolizzare le sue fatiche, con un sorriso ed un inchino.
Il vecchio Zambo, a tempo perso, si occupava anche di cinema. Non che se ne occupasse in maniera intensiva: diciamo piuttosto che, come molti, di tanto in tanto si guardava un film. Questo non c'entra granché, ma spiega la citazione che dà inizio al titolo di quest'oggi.
In realtà, ciò che gli premeva di più era, strano a dirsi, di mettere le mani su qualcosa di famoso e rodato, e metterci su le mani per far rivoltare nella tomba qualche beato dormiente. E non poteva mancare a volta in cui toccasse al famoso Ludwing Van Beethoven... la cui sonata in La minore, ai più nota come "für Elise", fu brutalmente rimaneggiata e ripresentata a te, che di sicuro fremi dalla voglia di sentire che fine possa mai aver fatto quel bel pezzo per solo pianoforte.
Il vecchio Zambo, tanto tanto tempo fa, fu bambino: presumo lo sia stato anche tu, in qualche momento della tua storia, ché son cose abbastanza comuni... Ora, quando il vecchio Zambo era bambino frequentava un asilo, e in questo asilo gli insegnavano le prime canzoncine.
Una di queste canzoncine ebbe la sventura di solleticare la curiosità del nostro caro amico, vuoi per la curiosità della situazione descritta, vuoi per la martellante ripetitività di tutta la questione, che però continuava ad evolvere e non essere mai la stessa.
Non che il vecchio Zambo volesse scrivere trattati di filosofia o di ingegneria partendo da una canzoncina dell'asilo... ma converrai con lui che un elefante che si dondola sopra un filo di ragnatela sia un'immagine perlomeno bislacca. Tanto più bislacca se l'elefante in questione, poi, trova il gioco molto interessante, e va a cercare compagnia!
Lo sai come sono i bambini, e il vecchio Zambo di sicuro non faceva eccezione: se gli piace una cosa, la continuano pressoché all'infinito. E infatti il nostro, tenute le sue perplessità in un qualche angolo del suo pensatoio, decise un bel giorno di sciorinarle in forma più o meno armonica, andando a comporre una "sonata degli elefanti" che avesse un po' il sapore di questi dubbi infantili.
Il vecchio Zambo, all'epoca, aveva una pecca pressante, e a ben guardare suppongo l'abbia ancora. Si incaponiva sulle idee, e le rimestava finché ne era soddisfatto. Poi le rimestava di nuovo, magari a distanza di tempo. Fu così che in quel bel 2003 figurò di rimettere le mani su un brano che hai già sentito, per riproporlo in una veste nuova. Facile, ti dirai, l'ha già fatto con altri compositori già passati alla storia! A chi toccherà stavolta?, ti starai chiedendo.
Qui il vecchio Zambo fece atto di generosa presunzione, rimaneggianto nientepopodimeno che un brano scritto da lui medesimo. Così, ascoltando questa "casa, dolce casa" (che ipoteticamente chiude un terzo lato A inesistente) non può non tornarti a mente quella "Home Again" che, a suo tempo, chiuse la prima fatica del nostro eroe. Ma poiché la minestra riscaldata non piace a tutti, e comunque da sé non fa un pasto completo, si mise subito alacremente all'opera anche per farti ascoltare, oggi, qualcosa di completamente nuovo ed originale.
Si parlava di recente di distrazioni, e si vede che il vecchio Zambo a quell'epoca ne aveva parecchie a gironzolare, brade, per il suo attico. Qui dunque egli decise di suonare "il sonno della ragione", che come è noto genera mostri. Mostri per lo più bislacchi, altrimenti non potevano essere. Altrimenti non sarebbero finiti in questa forma più o meno armonica che, lo so, brami di conoscere.
Ed ecco che allora il vecchio Zambo mutuò come suo solito un'immagine da un telefilm di successo, e mentre il suo intelletto beatamente dormiva sognò di un alieno naufrago in piena campagna, costretto per sopravvivere ad aprire un banchetto di "tramezzini ai mirtilli".
E dopo averti tediato con addirittura tre intere novità, o meglio due e mezza, il nostro eroe se ne tornò ai casi suoi, lasciandoti con un gusto in bocca che solo tu puoi descrivere.
Anche il vecchio Zambo andava soggetto, nonostante tutto, ai vari difetti che normalmente affliggono i più. Ci provava, lui, te lo assicuro!, ma tra varie interferenze, molti pensieri e qualche nota di qua e di là mantenere la concentrazione, alle volte, presentava problemi.
Fu solo un attimo di debolezza, un calo temporaneo, mica niente di cui preoccuparsi... ma ratta come la folgore e silente come una spia, si insinuò nell'opera che il vecchio Zambo stava realizzando, in quel sempre meno lontano 2003, una "distrazione in MI maggiore".
Chi mai ce l'abbia voluta non è dato saperlo, spero però che tu abbia voglia di ascoltartela. E poiché è da un po' che non ti ricordo come fare, sappi che devi sempre cliccare col destro e salvare con nome. E portare pazienza...
Lo sapevi che anche il vecchio Zambo aveva pensieri, pel capo, che non andavano disposti in musica? Che anche lui guardasse del mondo, e avese la forza di stupirsi delle cose più comuni?
Accadde così che un tiepido giorno d'aprile, correva l'anno di grazia 2003, il nostro si avvide che la primavera inoltrata mostrava i suoi frutti. Nella fattispecie, li mostrava sotto forma di "una ragazza proprio carina". E se ti stai chiedendo come il valoroso compositore abbia deciso di metabolizzare la sorpresa e l'ammirazione, bé, allora la tua domanda è quasi superflua. Perché, come era ovvio e prevedibile, il vecchio Zambo decise di farne armonia: aveva pensieri pel capo, e andavano necessariamente disposti in musica. Lo sapevi, no? Sapèvilo!
Passò diverso tempo prima che il vecchio Zambo si decidesse di nuovo a mettere mano alla sua musica. Si fece, così, il 2003: ed erano molti i pensieri che affollavano la mente del povero, vecchio Zambo. Dunque, ne aveva un bel po' da mettere in forma più o meno armonica. Per questo, nacque e prese corpo il primo mattonazzo della carriera del nostro indomito: fu "una lunga attesa", a te come al solito l'arduo compito di decidere se ne sia valsa la pena oppure no.