Ci mise del tempo, a scorrere, quel 2006 di cui si va narrando. E ci mise del suo per far incontrare al vecchio Zambo situazioni a loro modo barocche. In qual maniera e in qual misura barocche, lo scoprirai ben presto: infatti il nostro impavido eroe se le pigliò tutte addosso, tutte quelle che gli capitavano, e se le rimuginò poi ben bene.
Non sto a tediarti chiedendoti come, secondo te, se ne fece esorcismo: già lo sai, son mesi che il vecchio Zambo ti illustra, più o meno armonicamente, quel che a sorpresa gli ronza pel capo. Sappi però che questa volta il nostro si trovò abbastanza impacciato, a disquisir di cose con cui non aveva gran dimestichezza.
Allora, rigido ed impettito, ben pettinato ed impeccabile, "con l'abito blues" che tanto poco si sentiva addosso, ecco che il vecchio Zambo ti regala, anche oggi, un nuovo brano da ascoltare. Ed apprezzare, se ti va.
Ti è mai capitato di voler assolutamente fare una cosa, di credere che proprio quella sia la miglior soluzione per il tuo attuale problema, ma al contempo di essere certo che non sarai mai e poi mai in grado di farla come si deve?
Al vecchio Zambo questa curiosa situazione capitava più o meno spesso, la maggior parte delle volte quando si andava a questionare di una sola cosetta: imbracciare una cornetta del telefono per parlare a distanza con qualcheduno.
Il povero vecchio Zambo, ahinoi, non aveva affatto dimestichezza con questo ritrovato della tecnologia, e suppongo non l'abbia ancora. Ecco perché la ferma risoluzione "la chiamerò" finì in blues anziché in conversazione.
Si svegliò, il vecchio Zambo, con un motivetto per la testa. "Capirai", dirai tu, "non succede praticamente mai!" E non hai tutti i torti. Se dunque non ti interessa sapere quel che accadde in quella mattina d'autunno, se hai perduto interesse per le stonate avventure del nostro eroe, forse il vecchio Zambo può addirittura capirti.
Senonché, qualcosa di particolare quella mattina avvenne. Il nostro impavido, lo sai bene, si dilettava di musica favolistica, di intrecciare armonie in cui l'immaginazione superasse di gran lunga la fredda realtà dei fatti, di stendere sul pentagramma note dai sapori di fiaba.
Orbene: quella bella mattina d'autunno il vecchio Zambo decise di raggiungere nuove frontiere. E la nuova opera che, pian piano, ti stai inconsciamente ricostruendo tra le varie tappe di questa storia, questa volta non è del tutto astratta. Forse anche per la poca perizia del nostro con versi e parole, l'esigenza di cui ti accennavo, cioè il malaugurato canto che minacciavo, portò questa volta a trattare temi che non son del tutto surreali e disgiunti dalla quotidianità.
In questo nuovo brano, "gli occhi del panda", il vecchio Zambo decise perciò di andare ad intrecciare i parti della sua popolosa immaginazione con temi suppergiù autobiografici. Sapientemente? A te l'ardua sentenza.
Tornò a fare musica, il vecchio Zambo, anche in quel 2006 che oramai non è più favola e leggenda, ma ha ancora addosso il sapore agrodolce del tempo che passa, che non si è ancora cristallizzato nell'immobilità della memoria. Permettimi di continuare a parlartene come se si trattasse dei tempi antichi, però: le favole son sempre perse in un periodo fumoso, e pazienza se questa qui, incidentalmente, si sta ancora svolgendo sotto lo sguardo, distratto e rapito, del suo protagonista.
Ora: il vecchio Zambo era abbastanza stanco del solito formato dei suoi lavori, di un suono tutto elettronico e fatto a macchina. Decise così, e stai bene attento adesso perché questo è un po' il punto di svolta dell'intera vicenda, di passare all'azione: diretta, in prima persona, inconfutabile e schietta.
Si scrisse ancora qualche nuovo pezzo, il vecchio Zambo, ma questa volta decise di imbracciare un po' di strumenti e registrare per davvero quel che, in un passato più antico, aveva solo osato far eseguire al suo fido computer.
Questo portò a conseguenze inimmaginabili... in primo luogo, la solida decisione di suonare tutto tuttissimo si andò subito scontrando con un evidente limite tecnico del nostro. E quindi, a malincuore, la sezione percussiva di questo nuovo lavoro rimase affidata alla macchina. Ma in secondo luogo si aprì, e forse sarebbe stato meglio di no, un nuovo mondo sotto gli occhi del vecchio Zambo: sarà così che, ben presto, avrai l'onore di sentirne il canto. Un po' rozzo ed approssimativo, se vogliamo, perché la perfezione è un esercizio difficile.
Bando alle ciance, ora: la quinta fatica del nostro eroico vecchio Zambo va ad incominciare. Io mi taccio, adesso, e lascio spazio al "prologo".