Si arrivava oramai alla fine di un 2006 singolare. Il vecchio Zambo non aveva solo composto, ma aveva anche suonato. E aveva anche cantato, guarda un po'! Tante furono le cosine che gli si presentarono, alla reception dello spazioso albergo della fantasia. Troppe, per poter ricavare suoni da ciascuna di esse. Ma, "per fortuna", il nostro non era ancora tipo da perdersi d'animo, nossignore!
Ci si mise sotto, come al solito di buzzo buono, ed anche questa volta riuscì a portare a termine un nuovo lavoro. Assai più breve dei precedenti, come avrai avuto modo di notare, ma spero (ed anche il vecchio Zambo lo spera, di cuore!) che sia comnque degno di essere apprezzato.
Tanto più che qui giunge al suo "epilogo": un sorriso ed un inchino, poco più di un cenno del capo. Ed ecco che, di nuovo, il vecchio Zambo si rimette in disparte per un po', lasciandoti il tempo di digerire un'opera a suo modo originale, tanto che, addirittura!, questa volta l'intero album prende il titolo di una sola canzone: sineddoche armonica che si porta dietro l'etichetta scomoda di "con l'abito blues".
Il vecchio Zambo si trovò, ad un certo punto del suo bel 2006, pensieroso. Pensieroso e adagio. Quasi poco moto. Affidò quindi il suo ritmo lento al blues, ancora una volta, sperando di esorcizzare, senza parole, quei "diavoli blu lungo la strada".
Ecco dunque che il vecchio Zambo se ne tornò, come suo solito saltellando di qua e di là senza apparente filo logico, ai temi suppergiù autobiografici che, per la prima volta, intese proporre in questa sua nuova fatica.
Non che se la passasse male, intendiamoci: solo non era avvezzo a grandi sciali ed enormi ricchezze, quindi capitava assai spesso che se ne andasse ramingo per le strade della sua Bologna (urca! qui si divulgano informazioni riservate!) con in tasca poco più di "due baiocchi".
E ci stava così comodo, il vecchio Zambo, sgravato dal peso della vil pecunia, che si decise un giorno a farne musica. Pensando apposta apposta a te che te l'ascolterai, tutta d'un fiato.