So che sei curioso, ragazzo mio. So che , dovessi mai scoprire dove sta l'antro remoto che fa da tana al vecchio Zambo, tenteresti di bussare al suo uscio, nonostante lui t'abbia detto con la chiarezza di cui è capace che, per qualche tempo, non ci sarebbe stato.
Già: in quel 2007 che il sapore antico del tempo da fiaba ce l'ha solo per il vecchio Zambo, ma è proprio tanto tanto forte, il nostro se ne uscì ancora dalla sua tana. Non sarebbe dunque nemmeno valso il disturbo di andare a bussare a quell'uscio: ché appeso al pomolo stava, un po' di sbieco, un cartellino. Come quello dei barbieri, quando con solerzia t'informano che torneranno subito.
Chi si fosse avvicinato un po' di più avrebbe potuto ben vedere quale scusa addusse il vecchio Zambo per la sua assenza: sul cartellino un po' di sbieco stava scritto, con grafia un pochino troppo frettolosa ed obliqua, "gone swinging". Il nostro se ne andò, dunque, semplicemente a dondolare.
D'altronde, arriva sempre il giorno in cui "il vento viene dal mare". E quando arrivò quel giorno, quando arrivò quel vento, la cosa migliore che il vecchio Zambo seppe fare fu di spolverar l'aquilone, e di correrci incontro.
E poi, un bel giorno, dopo che tanto s'è detto e scritto, e soprattutto dopo tanto che s'è suonato, quell'anziano, canuto ed oramai un po' logoro gnomo felsineo, che hai imparato a conoscere come Zalanthas Accolon Ernest McGabbot, calò il sipario.
Ora: il silenzio che scende non sia da interpretarsi come un passaggio tra i più, ché il buon vecchio Zambo non ci teneva poi così tanto a far tirare il calzino a quell'immagine di sé così fantasiosa e minuta. Zalanthas, riportano le cronache antiche, è ancor vivo tutt'oggi: solo che se ne andò in pensione, ad un certo punto, e deposte le armi che, più o meno, gli avevan concesso una sortita nel territorio dell'armonia, se ne tornò alla sua tana, dove ancora riposa. Chissà mai che un giorno non abbia a tornar fuori, a far vedere in giro quel buffo cappello rosso a punta che mai e poi mai avrebbe lasciato altri che sul cocuzzolo, opportunamente imbiancato dall'inverno degli anni che passano, della sua testolina di gnomo. Le avventure del "Granducato di Lot" per lui finirono lì, almeno per il momento, in un anno di cui non ricordo il nome. Ma chissà che, in un anno di cui il nome non lo conosco ancora, non abbiano a ricominciare: nei reami di fiaba, nelle città virtuai e giovani, molto è possibile, molto di ciò che, in questo mondo che tu ed io abitiamo quest'oggi, non pare probabile.
Le avventure del "Granducato di Lot", però, finirono lì solo per il buon Zalanthas Accolon Ernest McGabbot, anziano canuto e logoro. Per te, invece, non son ancora finite: perché il valente gnomo si decise a lasciar la scena tra ovazioni d'applauso, o per lo meno non sotto totale silenzio. Non se la sentì di svicolar via da un pertugio nascosto, non questa volta. Ed allora ti lasciò in affidamento la sua ultima figlioletta, la "ninnananna della bambola di pezza", con l'augurio che porti sogni buoni e pensieri sereni.
Or il vecchio Zambo tornerà per un po', anche lui, a sonnecchiare nell'antro remoto che gli fa da tana: come al solito, un inchino ed un sorriso, e poi luci e sipario. E, come si suol dire dalle mie parti, buonanotte ai suonatori.
Capitò al buon Zalanthas, ad un certo punto della sua indiscutibile carriera di gnomo, di avere un'idea. Lo so, ti ho già raccontato di tante delle idee che erano venute in mente a quel piccolo compositore che abitava una città virtuale e giovane, che muoveva i suoi passi in un reame di fiaba. Ma questa qui è un'idea tutta nuova, originale e, per la prima volta in quella carriera di gnomo dicui ti vado raccontando, di ampio respiro.
Sì, perché il buon Zalanthas si pensò addirittura di comporre una specie di opera, una lunga suite in cui si raccontasse l'impresa eroica che i suoi concittadini avevano compiuto molto, molto tempo prima che lui stesso approdasse a quel reame di fiaba. Volle, per così dire, mettere in musica una leggenda: la battaglia, durissima e violenta, eroica e leggendaria tra gli abitanti tutti della città giovane e le forze del disordine e del caos.
S'incominciò con un breve preludio, la "parata" dell'esercito che s'appresta alla guerra. E si continuò con le file dei "soldati", accampati nei pressi del nemico, pronti a sferrar l'attacco. E, purtoppo, non si andò più oltre, ché l'idea lungimirante del buon Zalanthas non ebbe più occasione, per tante diverse ragioni, di vedere un compimento. Ma lo gnomo, ed il vecchio Zambo che ne governava i passi, non vollero privarti di questo abbozzo, che ora hai l'opportunità di ascoltare.
Capitava per caso, in quell'anno di cui non ricordo il nome, che alcune persone, vere o presunte, vive o immaginarie, festeggiassero il compleanno. Tra le tante, la felice ricorrenza venne ad accadere proprio a madama "gigliobianco".
E chi è costei?, ti domanderai tu. L'obiezione è pertinente. Or devi sapere che lo gnomo Zalanthas militava nelle file della Compagnia dei Musicanti di Lot, che col passar delle stagioni cambiò di nome e d'indirizzo più e più volte... ma rimaneva sempre costante che, alla guida di questo armonico carrozzone, stava una persona. Non tormentarti con dubbi e supposizioni, ché la risposta ti arriverà anche prima di quanto tu non creda. Se ci guardi proprio bene, scoprirai che la risposta è stavolta arrivata addirittura prima ancora della domanda, perché si tratta proprio di madama gigliobianco.
E il buon Zalanthas volle omaggiarla alla sua maniera, facendole dono di un piccolo brano tutto per lei.
La strada che il nostro gnomo andava percorrendo, in quella città lontana lontana, e fantasiosa e virtuale, era tortuosa e non molto ben delineata. Ti posso dire questo: che Zalanthasce la metteva proprio tutta, e non era poca, per far un pochin di musica da quasi tutto quel che gli si parava davanti. Mentirei se ti dicessi che pensava apposta apposta a te che l'ascolterai, ma non sarebbe una brutta menzogna, ché un fondino di verità, un po' pastoso come il fondo di alcuni vini rossi, ci sarebbe.
E fu proprio proprio la strada, questa volta, a dar il la per una nuova bizzarria, pressappoco armonica, di questo volenteroso gnomo, che si proruppe un una leggera "ballata del viandante".