Venne, infine, il tempo in cui il nostro buon vecchio Zambo dovette smettere di giocare, ahinoi. Ma non temere, ché le brutte notizie, ancora, son di là da venire: semplicemente, arrivò una giornata in cui il sole non splendeva più, e faceva anche tanto tanto freddo. Il nostro, allora, se ne rimase coi suoi tre immaginari compagni di tavolino di un bar, col suo bel bicchiere di vino, a parlar del più e del meno, di politica e di sport, e del tempo che faceva. Non per sempre: finché non fosse tornato il bello, finché le nubi non si fossero diradate, perché sapeva molto bene che l'autunno si èresenta assai troppo spesso "variabile", ma se non sarà seren, si rasserenerà.
Rientrato nei ranghi, il vecchio Zambo si tornò ad applicare con dedizione ai suoi divertimenti, disposti in forma più o meno armonica per il tuo diletto. Si torna alle vecchie radici di giochetti sobri, tranquilli, buoni per ogni età e per ogni tempo: ci si trova seduti ad un tavolo con tre amici, in compagnia di "lambrusco e tresette".
Il vecchio Zambo volle, mannaggia a lui, tentare l'intentabile, provare l'improvabile, mescolare ciò che non poteva essere mischiato: così, solo per gioco. Ed ecco che si accinse a far cose tali da far rivoltare nella tomba qualche illustre grand'uomo, e contemporaneamente farsi levare il saluto dagli amici più cari, probabilmente. Ma che ci vuoi fare: l'animo suo giocoso ebbe il sopravvento sulla sua denutrita razionalità, ed allora non ebbe cure di desistere dal suo malsano intento.
Così, si prese tra le mani una struttura di musica ben nota, scaturita dall'idea di un certo George Gershwin. Ora: non siamo ancora arrivati al momento in cui il vecchio Zambo avrebbe messo mano ai grandi classici per farne scempio. Verrà anche quel momento lì, ma non è questo qui. Quel giorno, il nostro sperimentatore volle solo prendere una struttura più o meno armonica molto nota e collaudata, che già tanti prima di lui avevano sfruttato nel bel modo della musica. Una struttura che anche lo stesso vecchio Zambo aveva già preso tra le mani più di una volta, in effetti.
Che c'è dunque di strano, mai? Si fa assai presto a dirsi, purtroppo. Il nostro temerario si decise, quel bel giorno, a mischiare le fondamenta dello swing con l'elettronica sintetica e l'imbarazzante semplicità sintattica della vieppiù vituperata musica dance. No, peggio: il nostro irriverente aveva addirittura in mente lo sgrammaticato rumore in quattro quarti che va, impropriamente, sotto il nome di musica house. Ma, che ci vuoi fare, egli aveva in mente né più né meno che giocare un pochetto, e farti sentire i risultati dei suoi balocchi.
Ecco dunque che vide la luce un altro monstrum, un altro esemplare più unico che raro, un prototipo di giocattolino che, forse, sarà destinato a rimaner un fenomeno da baraccone a lungo. Ma forse no. Ecco a te, dopo un ben nutrito preambolo, questa "unzpatunz" che tanto fece discutere il vecchio Zambo con sè medesimo.
Ed ecco che il vecchio Zambo se ne andava per la sua strada, col fermo e preciso intento di giocare, ma giocare sul serio. Tanto sul serio, come hai già visto, da poterne addirittura fare musica. Più o meno. Continuava a dondolare nel suo parco, quello sciocco, mentre tutto intorno il mondo, quello vero, ci aveva i suoi problemi. Ma non erano problemi del vecchio Zambo: lui se ne stava là, nel suo reame di fiaba, in quel bel 2007 che era soltanto suo, ché il nostro è qui e adesso, mentre il suo no, chissà dove e quando è stato. O sarà.
Ma aveva deciso, il nostro giocherellone, che stavolta era uscito, e non se ne curava. Ricordati il cartellino, appeso di sbieco al pomolo della sua porta. Diceva soltanto "gone swinging": niente più, niente meno.
Il vecchio Zambo volle, a quel tempo, dedicarsi ad un poco di attività assai importanti, cui in passato non aveva, ahinoi, dedicato sufficiente attenzione. Volle, a quel tempo, sciorinare in forma, come solito, più o meno armonica alcuni divertimenti, giochetti e passatempi e lazzi. Così, sol per il gusto di farlo. Ricorda che, quella volta, era uscito dalla sua volontaria reclusione apposta apposta per dondolare, di qua e di là, e mostrarti quel che più gli aggradava.
Ecco dunque che oggi ti propone il primo esemplare di questa ludica parentesi, che per incidente ha, a mo di titolo, "sette, dispari mio". Buon ascolto, e buon divertimento.
E dopo che se n'era stato tanto fermo e tranquillo, il nostro vecchio Zambo si trovò rimbalzato nella situazione opposta: che ci vuoi fare, in quel 2007 che non è il nostro, la sorte volle essere buontempona.
Da un'attesa senza speranza, il nostro si trovò, immerso fino al bavero del cappotto, nel più dissennato e caotico guazzabuglio che mente umana possa concepire, fatta eccezione per le spiagge di Rimini a ferragosto: i "vialidicirconvallazione" della sua cittadina, nel bel mezzo dell'ora di punta.
Dopo la corsa, dopo il vento, il vecchio Zambo riposò: non era più giovinetto, ohibò, e dunque aveva necessità, di tanto in tanto, di prender fiato. Ed avvenne che, in quel bel 2007 che così remoto non è, il nostro decise d'incontrare una persona assai importante. Che c'entra questo con l'anticamera?, ti starai chiedendo, come s'aggancia al riposo del vecchio Zambo?
Ti dirò: son due domande pertinenti assai. Vedi, la persona che il vecchio Zambo aveva in mente d'incontrare era uno di quei personaggi che amano tardare, che non son mai puntuali, cha lasciano tempo a chi li debba vedere di riposarsi del lungo viaggio intrapreso per andarli a visitare.
Ecco come, infine, il nostro vecchio Zambo si trovò a starsene in quiete, mentre stava "aspettando Godot".