E, quando viene, porta con sé il momento dei saluti. Perché, ahe questa volta, il vecchio Zambo ha deciso ch e hai già avuto abbastanza, diquesto "gone swinging" che fu prodotto e pubblicato in un 2007 che, col nostro appena concluso, non aveva proprio niente a che vedere.
In quel periodo di fiaba, il nostro cadde ancor nel suo errore preferito, e decise di nuovo di disturbare l'eterno sonno di qualche illustre del passato. Toccò, stavolta, a Johann Pahelbel, e al suo bel "canone in Re maggiore": il vecchio Zambo ci si è divertito parecchio, a metterci le mani intorno. Spero piaccia, almeno un pochino, anche a te.
Come cosuetudine, oramai, al termine di un'altra fatica, il nostro ti saluta con un sorriso ed un inchino, e ti dà l'arrivederci alla prossima avventura.
Ah: avrai notato, nevvero?, che anche quest'ultima fatica ha già preso posto nel juke-box alla tua destra. Così, sol per rammentartelo.
Il vecchio Zambo non era proprio il tpo da attribuir grand importanza agli oroscopi, o ai rituali grandi e piccoli che spesso si associano all'ingraziarsi la dea bendata, o a farla risentire. La sua superstizione era piccola piccola piccola, quasi nemmen ci fosse. Ma era abbastanza per riconoscere, almeno, l'intervento capriccioso della divinità non vedente. E, cuore tenero, da rammaricarsi quando questi capricci andavano a rattristare qualcuno che gli fosse caro.
Ecco perché quest'oggi ti è proposto un bran un po' triste: perché "Charlie Bron ha avuto un sasso".
Venne, infine, il tempo in cui il nostro buon vecchio Zambo dovette smettere di giocare, ahinoi. Ma non temere, ché le brutte notizie, ancora, son di là da venire: semplicemente, arrivò una giornata in cui il sole non splendeva più, e faceva anche tanto tanto freddo. Il nostro, allora, se ne rimase coi suoi tre immaginari compagni di tavolino di un bar, col suo bel bicchiere di vino, a parlar del più e del meno, di politica e di sport, e del tempo che faceva. Non per sempre: finché non fosse tornato il bello, finché le nubi non si fossero diradate, perché sapeva molto bene che l'autunno si èresenta assai troppo spesso "variabile", ma se non sarà seren, si rasserenerà.
Rientrato nei ranghi, il vecchio Zambo si tornò ad applicare con dedizione ai suoi divertimenti, disposti in forma più o meno armonica per il tuo diletto. Si torna alle vecchie radici di giochetti sobri, tranquilli, buoni per ogni età e per ogni tempo: ci si trova seduti ad un tavolo con tre amici, in compagnia di "lambrusco e tresette".
Il vecchio Zambo volle, mannaggia a lui, tentare l'intentabile, provare l'improvabile, mescolare ciò che non poteva essere mischiato: così, solo per gioco. Ed ecco che si accinse a far cose tali da far rivoltare nella tomba qualche illustre grand'uomo, e contemporaneamente farsi levare il saluto dagli amici più cari, probabilmente. Ma che ci vuoi fare: l'animo suo giocoso ebbe il sopravvento sulla sua denutrita razionalità, ed allora non ebbe cure di desistere dal suo malsano intento.
Così, si prese tra le mani una struttura di musica ben nota, scaturita dall'idea di un certo George Gershwin. Ora: non siamo ancora arrivati al momento in cui il vecchio Zambo avrebbe messo mano ai grandi classici per farne scempio. Verrà anche quel momento lì, ma non è questo qui. Quel giorno, il nostro sperimentatore volle solo prendere una struttura più o meno armonica molto nota e collaudata, che già tanti prima di lui avevano sfruttato nel bel modo della musica. Una struttura che anche lo stesso vecchio Zambo aveva già preso tra le mani più di una volta, in effetti.
Che c'è dunque di strano, mai? Si fa assai presto a dirsi, purtroppo. Il nostro temerario si decise, quel bel giorno, a mischiare le fondamenta dello swing con l'elettronica sintetica e l'imbarazzante semplicità sintattica della vieppiù vituperata musica dance. No, peggio: il nostro irriverente aveva addirittura in mente lo sgrammaticato rumore in quattro quarti che va, impropriamente, sotto il nome di musica house. Ma, che ci vuoi fare, egli aveva in mente né più né meno che giocare un pochetto, e farti sentire i risultati dei suoi balocchi.
Ecco dunque che vide la luce un altro monstrum, un altro esemplare più unico che raro, un prototipo di giocattolino che, forse, sarà destinato a rimaner un fenomeno da baraccone a lungo. Ma forse no. Ecco a te, dopo un ben nutrito preambolo, questa "unzpatunz" che tanto fece discutere il vecchio Zambo con sè medesimo.